Di Alexandr Kasperovich
Pubblicato: 19 ottobre 2026
Aggiornato: 19 ottobre 2026
18 min di lettura
Architettura e progetto

Classe energetica di un edificio: cosa cambia nel progetto

Copertina della guida: La classe A non si vede: 6 dettagli che la rendono visibile in un render

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La classe A non si vede: 6 dettagli che la rendono visibile in un render

Casa passiva, NZEB, LEED, classe energetica: che cosa della prestazione si vede in un render se è modellato bene, che cosa va spiegato accanto con uno schema, quali documenti consegnare allo studio e le viste che raccontano l’efficienza.

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La classe energetica di un edificio è la lettera, da A4 a G, che l'Attestato di Prestazione Energetica assegna in base al fabbisogno annuo di energia primaria non rinnovabile per metro quadro. Per chi legge la bolletta è un numero. Per chi progetta e per chi sviluppa è una catena di scelte fisiche che cambia spessori, serramenti, impianti e, alla fine, la facciata che il cliente vedrà nei render.

Questo articolo non spiega come si calcola la classe: lo fanno il certificatore e il suo software, e lo raccontano bene ENEA e i portali di settore. Qui rispondiamo alla domanda che ci fanno sviluppatori e studi: che cosa cambia in un progetto quando l'obiettivo passa da una classe D a una A, che cosa di quel cambiamento è visibile e come si racconta in un'immagine senza barare.

Il tema fa parte del cluster che nel nostro blog parte dall'articolo sull'architettura sostenibile: là ciclo di vita, materiali e carbonio incorporato; qui il perimetro dell'APE, più stretto di quanto molti pensino.

Cos'è l'APE e chi assegna la classe energetica

Cos'è l'APE e chi assegna la classe energetica

La classe energetica in Italia esiste solo dentro l'APE, l'Attestato di Prestazione Energetica, e la assegna un certificatore energetico accreditato, un tecnico che rispetta i requisiti di indipendenza e assenza di conflitto di interessi previsti per edifici nuovi ed esistenti. Il documento è regolato dal decreto ministeriale del 26 giugno 2015, le cosiddette «Linee guida nazionali per l'APE», in vigore dal 1° ottobre 2015, che ha uniformato il formato in tutta Italia e ha fissato la scala attuale a dieci classi.

Le dieci classi sono, dalla migliore alla peggiore: A4, A3, A2, A1, B, C, D, E, F e G. La A si è divisa in quattro gradini proprio perché, con gli edifici a energia quasi zero, la vecchia scala a otto classi, con A+ e A in testa, non distingueva più nulla: un condominio nuovo ben fatto e una casa passiva finivano nella stessa casella. Oggi un edificio nuovo a norma si colloca di regola nelle classi A, e fra A1 e A4 c'è la differenza fra progetti che hanno fatto scelte diverse.

L'APE ha una validità di dieci anni, a condizione che siano rispettati i controlli periodici previsti, fermo restando l’aggiornamento in caso di modifica della classe energetica quando l’attestato deve essere utilizzato nei casi di legge. Cappotto, pompa di calore al posto della caldaia, serramenti nuovi: l’APE va aggiornato se l’intervento modifica la classe energetica e l’attestato deve essere utilizzato nei casi previsti dalla legge, e in una riqualificazione l'APE «prima» e l'APE «dopo» raccontano la storia dell'intervento.

Quando è obbligatorio? Nelle nuove costruzioni, nelle ristrutturazioni importanti, in ogni compravendita e in ogni nuovo contratto di locazione, dove l'attestato va messo a disposizione della controparte. Gli annunci commerciali devono riportare indici e classe: per questo la lettera è entrata nel linguaggio di chi compra casa, che la trova nell'annuncio prima di vedere la pianta.

Cosa misura davvero l'indice EPgl,nren

Cosa misura davvero l'indice EPgl,nren

La classe deriva da un solo numero, l'indice EPgl,nren: l'energia primaria globale non rinnovabile che l'edificio consuma in un anno per metro quadro di superficie utile, espressa in kWh/m² anno, per riscaldamento, raffrescamento, acqua calda sanitaria, ventilazione e, negli edifici non residenziali, anche illuminazione e trasporto di persone. «Primaria» significa che l'energia viene contata alla fonte, non al contatore: un kWh elettrico prelevato dalla rete ha un fattore convenzionale di energia primaria non rinnovabile maggiore di un kWh di gas naturale.

Il punto che sorprende quasi tutti i non addetti è che l'indice non viene confrontato con una soglia fissa uguale per tutti. Viene confrontato con l'edificio di riferimento: un edificio virtuale con la stessa geometria, lo stesso orientamento, la stessa località e la stessa destinazione d'uso di quello reale, ma con pareti, serramenti e impianti dotati dei parametri standard fissati dalla norma. La classe esprime quanto l'edificio reale fa meglio, o peggio, del suo gemello di riferimento.

Per chi progetta la conseguenza è precisa: un volume articolato avrà un riferimento altrettanto articolato, quindi la classe premia la qualità delle scelte a parità di forma, non la forma compatta in sé. Ridurre il consumo assoluto è un obiettivo che va oltre la lettera.

Classe energetica e consumo reale: perché non coincidono

Classe energetica e consumo reale: perché non coincidono

La classe descrive l'edificio, non chi ci abita: l'indice è calcolato in condizioni standard, con temperature interne fisse, orari di funzionamento convenzionali e un clima medio della località. Il consumo reale dipende invece da quante ore si tiene acceso l'impianto, a quanti gradi, con quante persone in casa e con quali abitudini di apertura delle finestre. Fra i due valori può esserci una differenza e ha un nome, il gap prestazionale.

La direzione del gap è nota: nelle classi basse il consumo reale tende a essere inferiore al calcolato, perché in una casa fredda si scaldano meno stanze e si accettano temperature più basse; nelle classi alte spesso il contrario, perché il comfort costa poco. La differenza di bolletta fra una G e una A dipende dai consumi effettivi e dalle tariffe e non si ricava direttamente dalla differenza fra gli indici.

Per uno sviluppatore il peso commerciale è preciso: «bollette a zero» è una promessa che l'acquirente contesterà al primo inverno; una casa senza spifferi, con un impianto piccolo e aria che si rinnova senza aprire le finestre è una promessa che l'edificio mantiene da solo. La classe documenta la prestazione energetica in condizioni standard, senza garantire da sola assenza di spifferi, dimensioni dell’impianto o ventilazione meccanica.

Cosa non entra nella classe energetica

Cosa non entra nella classe energetica

La classe energetica misura l'energia di esercizio dell'edificio e nulla di ciò che sta prima o intorno. Non entra il carbonio incorporato, cioè le emissioni di gas serra associate, tra l’altro, alla produzione di cemento, acciaio, laterizio, isolante e vetro e al loro trasporto in cantiere. Due edifici con la stessa lettera possono avere un'impronta di costruzione molto diversa: è materia del ciclo di vita e di protocolli volontari come la certificazione LEED, non dell'APE.

Non entra nemmeno il comfort estivo nella sua interezza. L'APE riporta un indicatore qualitativo sulla prestazione estiva dell'involucro, ma il calcolo della classe pesa il raffrescamento come fabbisogno energetico, non come temperatura percepita. Un appartamento con grandi vetrate a sud-ovest senza schermature può essere in classe A grazie a un impianto efficiente e restare invivibile alle sei di sera d'agosto a condizionatore spento.

Render di un complesso residenziale bianco a quattro piani con balconi continui, frangisole verticali in legno, pannelli in pietra, piante sulle terrazze e vele ombreggianti in copertura
Nostro render di un complesso residenziale: balconi continui, frangisole verticali in legno e vele in copertura sono tutte schermature. Il comfort estivo che producono entra nella classe solo come fabbisogno di raffrescamento, ma è la prima cosa che l'acquirente percepisce.
Dalla G alla A: cosa cambia fisicamente nel progetto

Dalla G alla A: cosa cambia fisicamente nel progetto

Salire di classe significa ridurre il fabbisogno e coprirlo con energia che pesa meno alla fonte, e ognuna delle due mosse lascia una traccia nel disegno. Un edificio degli anni Settanta in classe G ha pareti in laterizio non isolate, vetri singoli o doppi di prima generazione, una caldaia a gas per appartamento e nessun controllo sull'aria. Un edificio nuovo in classe A ha un involucro continuo e spesso, serramenti a triplo vetro, una pompa di calore centralizzata o per unità, ventilazione meccanica con recupero di calore e fotovoltaico in copertura.

La tabella mette in fila gli interventi nell'ordine in cui si ragiona in studio: prima ridurre la dispersione, poi cambiare l'impianto, infine produrre energia. L'effetto sulla classe è qualitativo, perché il salto esatto dipende dall'edificio di partenza e dal clima.

InterventoEffetto sulla classeCosa cambia nel disegnoVisibile in facciata?
Isolamento a cappotto o facciata ventilataAlto: il peso delle dispersioni attraverso le pareti opache dipende dalla geometria e dalla stratigrafia dell’edificioSpessore di parete che cresce di 15–20 cm circa; imbotti più profonde; soglie, davanzali e pluviali riposizionati; attacco a terra e cornicioni ridisegnatiSì: profondità dei vani finestra, ombra portata, eventuale nuova stratigrafia visibile ai bordi
Isolamento della coperturaMedio-alto, altissimo negli edifici bassi con molto tetto rispetto alle paretiPacchetto di copertura più alto; gronda e linea di colmo possono alzarsi se l’isolamento viene aggiunto sopra la struttura; abbaini e lucernari da riallinearePoco: si nota nella gronda più spessa e nel filo del tetto
Sostituzione dei serramenti con triplo vetroMedio: incide sia sulla dispersione sia sull'apporto solareTelai più profondi, 80–90 mm circa contro 50–60; vetro più scuro e più riflettente; sezioni dei montanti da verificare sul sistema scelto; posizione del serramento nel pacchetto murario da decidereSì, se si sa guardare: il montante, il colore del vetro, la posizione nel vano
Schermature solari fisse o mobiliDipende da geometria, orientamento e gestione: in inverno può ridurre gli apporti solari utili; migliora l'indicatore estivoAggetti, brise-soleil, frangisole scorrevoli, logge profonde: elementi che aggiungono un piano alla facciataSì, sempre: sono l'intervento più visibile di tutti
Pompa di calore al posto della caldaiaAlto: cambia il vettore energetico e il fattore di conversione a energia primariaSi possono dismettere le canne fumarie dell’impianto sostituito; restano gli sfiati e gli altri condotti ancora necessari; compaiono unità esterne da collocare e schermare; locale tecnico o vano in copertura; terminali radianti a bassa temperaturaSì in negativo: possono essere eliminate le canne fumarie dell’impianto dismesso. Le unità esterne si vedono se il progetto non le ha nascoste
Ventilazione meccanica con recupero di caloreMedio: riduce le perdite per ricambio d'aria e rende possibile un involucro molto ermeticoControsoffitti o cavedi per i canali; griglie di presa ed espulsione in facciata o in copertura; altezze interne da verificarePoco: griglie in facciata, spesso confuse con quelle degli impianti tradizionali
Fotovoltaico in coperturaMedio-alto: l'energia prodotta e autoconsumata riduce l'indice non rinnovabileFalde o coperture piane orientate e libere da ostacoli; parapetti e volumi tecnici che non facciano ombra; percorsi cavi e locale inverterDipende: su tetto piano quasi invisibile dalla strada, su falda inclinata sempre
Tetto verdeBasso sulla classe, alto sul comfort estivo e sulla gestione dell'acquaCarichi maggiori sulla struttura, stratigrafia di spessore variabile secondo il sistema estensivo o intensivo, parapetti più altiSolo dall'alto o dai piani vicini

La colonna che gli sviluppatori guardano per ultima e noi per prima è l'ultima. Una classe A non ha un aspetto obbligatorio, ma ha conseguenze fisiche che la facciata porta addosso; se i render le ignorano, mostrano un altro edificio.

Involucro e serramenti: gli spessori che si vedono

Involucro e serramenti: gli spessori che si vedono

L'intervento sull'involucro può migliorare la classe e modificare il disegno. Portare una parete di laterizio non isolata al livello richiesto oggi per una nuova costruzione richiede di dimensionare l’isolante in base alla stratigrafia, alla conducibilità del materiale e ai requisiti della zona climatica. Su una facciata esistente quel volume finisce all'esterno, e ogni finestra si ritrova in fondo a un vano più profondo di quanto fosse.

La profondità dell'imbotte è il dettaglio che distingue una riqualificazione disegnata da una riqualificazione subita. Serramento al filo interno: la finestra diventa un foro in un muro spesso, scelta legittima se davanzali, soglie e risvolti la rendono intenzionale. Serramento verso l'esterno: il vano si appiattisce e la facciata torna «sottile», con un nodo termico da verificare in relazione alla posizione dell’isolante. Sulle scelte di materiale e sulla differenza fra cappotto e facciata ventilata rimandiamo all'articolo sull'isolamento termico, che tratta proprio le decisioni che si leggono in facciata.

I serramenti seguono la stessa logica. Un triplo vetro pesa di più e chiede telai più profondi: le dimensioni del montante vanno verificate sull’abaco del sistema scelto, senza una larghezza universale di otto o nove centimetri, e su una vetrata continua la differenza si moltiplica per ogni giunto. L’aspetto del vetro dipende dal prodotto: i rivestimenti basso-emissivi possono modificare trasmissione, riflessione e tonalità, ma esistono soluzioni neutre da rappresentare secondo le specifiche scelte.

Render di interni di un soggiorno con divano basso beige, due vetrate a tutta altezza con telaio nero sottile e tende chiare, parete TV in legno e vista sugli alberi
Nostro render di interni: le vetrate a tutta altezza sono il punto in cui il progetto in classe A paga il conto. Qui i telai sono sottili e in alto a destra si vede uno split: esattamente i due dettagli che, in un edificio a pompa di calore e triplo vetro, andrebbero verificati con l'abaco dei serramenti e lo schema impianti.
Impianti: dove finiscono pompa di calore, VMC e fotovoltaico

Impianti: dove finiscono pompa di calore, VMC e fotovoltaico

La sostituzione della caldaia con una pompa di calore può migliorare la classe, in misura dipendente dal rendimento stagionale, dal fabbisogno e dal bilancio di energia primaria. Nel disegno si traduce in una sottrazione e in un'aggiunta: possono essere dismesse le canne fumarie e i comignoli dell’impianto sostituito, conservando gli sfiati ancora necessari; compaiono le unità esterne, che hanno bisogno di aria, di distanza dai vicini per il rumore e di un posto che non sia il balcone del piano terra.

Quel posto va deciso in fase di progetto, non dall'installatore: un volume tecnico in copertura dietro il parapetto, una nicchia in facciata con griglia disegnata, un locale a terra con presa d'aria. Nei render che riceviamo da rifare verifichiamo la presenza delle unità esterne previste dal progetto; in cantiere la sua presenza dipende dalla tipologia di pompa di calore scelta.

La ventilazione meccanica con recupero di calore è l'impianto meno visibile e più decisivo per la qualità dell'abitare: rende possibile un involucro ermetico senza condensa né aria viziata. Nel disegno chiede spazio: canali nei controsoffitti, un cavedio verticale, una macchina per unità o centralizzata, griglie di presa ed espulsione. Nei corridoi e nei bagni l'altezza interna scende di dieci o quindici centimetri, meglio saperlo prima delle sezioni di vendita.

Il fotovoltaico chiude il conto: l'energia prodotta e autoconsumata riduce direttamente l'indice non rinnovabile, e la copertura di un edificio nuovo smette di essere una superficie residua: falde e tetti piani vanno orientati e liberati da volumi tecnici, parapetti e lucernari che facciano ombra ai moduli. Da quando ogni nuovo edificio in Italia deve essere a energia quasi zero, questa somma di involucro, impianti e produzione è il punto di partenza, non l'eccellenza: ne abbiamo scritto nell'articolo su cosa significa progettare un edificio NZEB.

Render del dettaglio d'angolo di una casa modulare a due piani con rivestimento in doghe di legno scuro, vetrate d'angolo e due sottili tettoie a sbalzo in legno, cielo grigio uniforme
Nostro render di una casa modulare: le tettoie a sbalzo sopra le vetrate sono schermature fisse e si leggono al primo sguardo; sul bordo della copertura piana si intravedono i moduli, che da terra restano quasi invisibili. Il fotovoltaico su tetto piano si racconta con una vista dall'alto o in legenda.
Classe energetica e valore dell'immobile

Classe energetica e valore dell'immobile

La classe energetica incide sul prezzo di vendita e sui tempi di assorbimento, e questo è il motivo per cui interessa a chi sviluppa anche prima di interessare a chi abiterà. Le analisi di mercato pubblicate in Italia negli ultimi anni indicano in modo coerente un premio di prezzo per gli immobili nelle classi alte rispetto a immobili equivalenti nelle classi basse, e una penalizzazione per le classi F e G che varia con il mercato. L'entità varia molto per città, segmento e anno, e per questo non riportiamo una percentuale: quella che vale a Milano nel nuovo non vale a Palermo nell'usato.

Ciò che invece non varia è la direzione. Il compratore ha imparato a leggere la lettera nell'annuncio, le banche la usano nelle valutazioni e in alcuni prodotti di mutuo, e la normativa europea spinge nella stessa direzione: la direttiva sulla prestazione energetica degli edifici, quella che la stampa italiana chiama «direttiva case green», fissa una traiettoria di riduzione progressiva dei consumi del patrimonio esistente e chiede che i nuovi edifici rispettino lo standard a emissioni zero, con emissioni operative nulle o molto basse e senza emissioni in sito da combustibili fossili. Date e modalità passano dal recepimento nazionale, ma la direzione per chi progetta oggi un edificio che venderà fra tre anni è chiara.

Come mostrare una classe A nei render senza barare

Come mostrare una classe A nei render senza barare

Una classe A onesta in un render si riconosce dai segni fisici che il progetto ha effettivamente prodotto: la profondità dei vani finestra, le sezioni dei serramenti, le schermature, il fotovoltaico integrato nella copertura, l'assenza di canne fumarie e la presenza, da qualche parte, delle unità esterne. Tutto ciò che è invisibile, cioè lo spessore dell'isolante, la ventilazione, il recupero di calore, si racconta con una legenda, con una sezione o con un dettaglio, non con una luce più calda o un cielo più azzurro.

Il nostro lavoro per gli sviluppatori immobiliari parte da qui: da un elenco di che cosa la classe ha cambiato nel progetto e da una scelta di inquadrature che lo rendano visibile. Un dettaglio di facciata ad altezza occhio, dove si leggono imbotte e frangisole; una vista della copertura con moduli e volumi tecnici disegnati; una sezione illustrata con le misure vere; un interno in cui il serramento ha il montante che avrà.

La tentazione, che conosciamo bene perché ce la portano, è opposta: rendere una classe C con l'estetica della classe A. Facciate sottili con vetrate a tutta altezza e telai da quattro centimetri, nessuna schermatura, copertura pulita senza un pannello, e una luce di prima mattina che fa sembrare tutto leggero. Vende, fino a quando il cantiere consegna montanti da nove centimetri, un parapetto pieno di moduli e una griglia sotto ogni finestra. Il render onesto costa la stessa cifra e non produce quella conversazione.

Nel nostro studio la regola per le vetrate è semplice: il serramento nel modello ha la sezione del prodotto scelto o di uno della categoria giusta, e il vetro ha il colore di un vetro selettivo, non di una lastra ideale. Quando lo sviluppatore dice che i telai sembrano spessi, la risposta è che sono spessi, ed è meglio scoprirlo adesso.

Render dell'esterno di una casa a due piani con tetti a falde, rivestimento in scandole e doghe di legno, finestre a riquadri con telaio nero, pensilina metallica sull'ingresso e vialetto in pietra
Nostro render di una casa unifamiliare rivestita in legno: qui le finestre stanno quasi a filo facciata, perché l'isolante è dentro lo spessore della parete e non aggiunto fuori. È il caso in cui la profondità dell'imbotte non dice nulla sulla classe, e a parlare restano i telai, il vetro e la pensilina.
Prima e dopo: il render di una riqualificazione energetica

Prima e dopo: il render di una riqualificazione energetica

In una riqualificazione il render deve mostrare che l'edificio è lo stesso e insieme che è cambiato: lo stesso, perché condòmini e acquirenti devono riconoscere la loro casa e la loro strada; cambiato, perché il salto di classe è l'oggetto dell'operazione e deve leggersi al primo sguardo.

La coppia di immagini che funziona è quella scattata e renderizzata dallo stesso punto, con la stessa luce, alla stessa ora. Nel «dopo» cambiano i vani finestra, più profondi; i serramenti, con montanti e colore del vetro nuovi; le schermature, se il progetto le ha aggiunte; la copertura, con i moduli; e possono essere rimosse le canne fumarie e le unità split dismesse, conservando gli sfiati e gli impianti ancora necessari che può caratterizzare condomini italiani costruiti fra gli anni Sessanta e gli Ottanta. Se il progetto ha centralizzato la climatizzazione, questa sottrazione è l'argomento visivo più forte che esista, e quasi nessuno lo usa.

Quello che non va fatto è cambiare inquadratura, ora o cielo fra le due immagini, o ripulire il contesto: auto, cavi, insegne e alberi restano dove sono, perché ogni miglioramento che non dipende dall'intervento diluisce quelli che ne dipendono. La legenda conta quasi più dell'immagine: che cosa è stato fatto, classe di partenza e di arrivo prese dai due APE.

Render dalla strada di tre palazzi residenziali storici affiancati, intonaci ocra, beige e grigio, finestre regolari, due portali ad arco, volumi aggiunti in copertura, auto parcheggiate e passanti
Nostra visualizzazione di tre palazzi storici in una strada europea dopo il restauro, con i nuovi volumi in copertura. In una riqualificazione il contesto va lasciato com'è, auto e passanti compresi, così che il confronto con il «prima» mostri solo ciò che l'intervento ha cambiato.
Cosa ci serve per rappresentare correttamente la classe

Cosa ci serve per rappresentare correttamente la classe

Per rappresentare un edificio in classe A come sarà costruito ci servono documenti tecnici del progetto, da condividere con lo studio di visualizzazione. Con questi il modello smette di essere un'interpretazione e diventa una rappresentazione.

  • APE o relazione tecnica. Ci dice quali impianti ci sono, dove si trovano, se c'è fotovoltaico e quanto, se c'è ventilazione meccanica.
  • Abaco dei serramenti. Sezioni dei telai, tipo di vetro, colore, apertura, posizione nel vano. Decide l'aspetto delle facciate più di qualunque materiale.
  • Dettagli costruttivi dell'involucro. Spessori dei pacchetti, attacco a terra, nodo finestra, gronda. Servono per la profondità delle imbotti, per le ombre e per la sezione illustrata che racconta ciò che non si vede.
  • Schema delle schermature e degli aggetti. Fissi o mobili, con la posizione tipo per l'ora e la stagione che vogliamo rappresentare: un frangisole mostrato sempre aperto è un frangisole che non serve a niente.
  • Posizione delle unità esterne e dei volumi tecnici. Se non è ancora decisa, chiediamo che venga decisa prima del render, per evitare che le immagini di marketing mostrino una posizione diversa da quella prevista in cantiere.

Con questi materiali produciamo esterni, interni, viste della copertura e, quando serve, un tour virtuale in cui l'acquirente guarda da vicino il serramento e legge la scheda dell'edificio. È il lavoro del nostro rendering immobiliare, con tariffe a partire da 39 €/h per modellazione e rendering e da 45 €/h per animazioni e tour virtuali. Il prezzo non cambia fra un render che mente sulla classe e uno che la racconta; cambia che cosa succede alla consegna.

Render di un edificio residenziale bianco a cinque piani con alte finestre dal telaio scuro, basamento in pietra, angolo vetrato curvo e attico arretrato con terrazze, in un parco con prato e alberi
Nostro render di un edificio residenziale in un parco: la vista d'insieme è quella che lo sviluppatore mette nell'annuncio accanto alla lettera della classe. Regge solo se il dettaglio di facciata e la vista della copertura raccontano lo stesso edificio.
Primo piano del volante di un'auto sportiva di lusso, con lo stemma centrale illuminato di taglio

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Realizziamo render, sezioni illustrate e tour virtuali che rendono visibile ciò che la classe energetica ha cambiato nel progetto: serramenti, schermature, copertura, impianti. Partiamo dall'APE, dall'abaco dei serramenti e dai dettagli dell'involucro, così le immagini di vendita e il cantiere raccontano lo stesso edificio.
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Quali sono le classi energetiche degli edifici in Italia?

Le classi energetiche in Italia sono dieci: A4, A3, A2, A1, B, C, D, E, F e G, dalla più efficiente alla meno efficiente. La scala è quella fissata dalle Linee guida nazionali per l'APE del 2015. La classe si ricava dall'indice di prestazione energetica globale non rinnovabile, confrontato con quello di un edificio di riferimento con la stessa geometria e la stessa destinazione d'uso.

Chi rilascia l'attestato di prestazione energetica?

L'APE viene rilasciato da un certificatore energetico accreditato, un tecnico abilitato che rispetta i requisiti di indipendenza e assenza di conflitto di interessi previsti per edifici nuovi ed esistenti. Il certificatore effettua un sopralluogo, raccoglie i dati su involucro e impianti, esegue il calcolo con un software conforme alle norme tecniche e trasmette l'attestato al catasto energetico della regione. Il progettista di un edificio nuovo non può redigerne l’APE; per gli edifici esistenti vanno verificati i requisiti di indipendenza e assenza di conflitto di interessi.

Quanto dura la validità dell'APE?

L'APE ha una validità massima di dieci anni dalla data di rilascio. La validità è condizionata al rispetto dei controlli periodici sugli impianti termici previsti dalla normativa e deve essere aggiornato quando un intervento modifica la classe energetica e l’attestato deve essere utilizzato nei casi previsti dalla legge, per esempio con un cappotto, nuovi serramenti o un nuovo generatore. In quel caso occorre un nuovo attestato.

Quando è obbligatorio l'APE?

L'APE è obbligatorio per le nuove costruzioni, per le ristrutturazioni importanti, per ogni compravendita e per ogni nuovo contratto di locazione, dove deve essere messo a disposizione della controparte. Gli annunci commerciali di vendita e affitto devono riportare gli indici di prestazione energetica e la classe dell'immobile. Alcune categorie di fabbricati, come ruderi e box privi di impianti, sono escluse.

La classe energetica corrisponde ai consumi reali?

No, la classe descrive l'edificio in condizioni standard di uso e di clima, non il consumo effettivo di chi ci abita. Il consumo reale dipende da ore di funzionamento, temperature impostate, numero di occupanti e abitudini. Negli edifici di classe bassa il consumo reale tende a essere inferiore al calcolato, in quelli di classe alta spesso superiore: la differenza di bolletta va verificata sui consumi effettivi e sulle tariffe, senza dedurla direttamente dagli indici.

Che differenza c'è tra classe energetica e edificio NZEB?

La classe energetica è la lettera che l'APE assegna in base all'indice di energia primaria non rinnovabile; NZEB, edificio a energia quasi zero, è un requisito di legge per le nuove costruzioni che impone limiti su involucro, impianti e quota di energia rinnovabile. Un edificio NZEB si colloca di norma nelle classi A, ma la classe da sola non certifica che tutti i requisiti NZEB siano rispettati.

Cosa cambia in facciata passando a una classe energetica alta?

Passando a una classe alta, le modifiche visibili dipendono dal progetto: possono cambiare isolamento, serramenti e schermature, comparire moduli fotovoltaici o essere dismesse alcune canne fumarie, senza un aspetto obbligatorio legato alla classe. Le unità esterne delle pompe di calore vanno collocate e schermate in fase di progetto.

La classe energetica aumenta il valore dell'immobile?

Sì, le analisi del mercato immobiliare italiano indicano un premio di prezzo per gli immobili nelle classi alte rispetto a immobili equivalenti nelle classi basse, mentre i tempi di vendita dipendono anche da città, prezzo e segmento. L'entità del premio varia molto per città, segmento e anno, quindi non esiste una percentuale valida ovunque. La direzione è rafforzata dalla normativa europea sulla prestazione energetica degli edifici.

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