La classe energetica di un edificio è la lettera, da A4 a G, che l'Attestato di Prestazione Energetica assegna in base al fabbisogno annuo di energia primaria non rinnovabile per metro quadro. Per chi legge la bolletta è un numero. Per chi progetta e per chi sviluppa è una catena di scelte fisiche che cambia spessori, serramenti, impianti e, alla fine, la facciata che il cliente vedrà nei render.
Questo articolo non spiega come si calcola la classe: lo fanno il certificatore e il suo software, e lo raccontano bene ENEA e i portali di settore. Qui rispondiamo alla domanda che ci fanno sviluppatori e studi: che cosa cambia in un progetto quando l'obiettivo passa da una classe D a una A, che cosa di quel cambiamento è visibile e come si racconta in un'immagine senza barare.
Il tema fa parte del cluster che nel nostro blog parte dall'articolo sull'architettura sostenibile: là ciclo di vita, materiali e carbonio incorporato; qui il perimetro dell'APE, più stretto di quanto molti pensino.
Cos'è l'APE e chi assegna la classe energeticaCos'è l'APE e chi assegna la classe energetica
La classe energetica in Italia esiste solo dentro l'APE, l'Attestato di Prestazione Energetica, e la assegna un certificatore energetico accreditato, un tecnico che rispetta i requisiti di indipendenza e assenza di conflitto di interessi previsti per edifici nuovi ed esistenti. Il documento è regolato dal decreto ministeriale del 26 giugno 2015, le cosiddette «Linee guida nazionali per l'APE», in vigore dal 1° ottobre 2015, che ha uniformato il formato in tutta Italia e ha fissato la scala attuale a dieci classi.
Le dieci classi sono, dalla migliore alla peggiore: A4, A3, A2, A1, B, C, D, E, F e G. La A si è divisa in quattro gradini proprio perché, con gli edifici a energia quasi zero, la vecchia scala a otto classi, con A+ e A in testa, non distingueva più nulla: un condominio nuovo ben fatto e una casa passiva finivano nella stessa casella. Oggi un edificio nuovo a norma si colloca di regola nelle classi A, e fra A1 e A4 c'è la differenza fra progetti che hanno fatto scelte diverse.
L'APE ha una validità di dieci anni, a condizione che siano rispettati i controlli periodici previsti, fermo restando l’aggiornamento in caso di modifica della classe energetica quando l’attestato deve essere utilizzato nei casi di legge. Cappotto, pompa di calore al posto della caldaia, serramenti nuovi: l’APE va aggiornato se l’intervento modifica la classe energetica e l’attestato deve essere utilizzato nei casi previsti dalla legge, e in una riqualificazione l'APE «prima» e l'APE «dopo» raccontano la storia dell'intervento.
Quando è obbligatorio? Nelle nuove costruzioni, nelle ristrutturazioni importanti, in ogni compravendita e in ogni nuovo contratto di locazione, dove l'attestato va messo a disposizione della controparte. Gli annunci commerciali devono riportare indici e classe: per questo la lettera è entrata nel linguaggio di chi compra casa, che la trova nell'annuncio prima di vedere la pianta.
Cosa misura davvero l'indice EPgl,nrenCosa misura davvero l'indice EPgl,nren
La classe deriva da un solo numero, l'indice EPgl,nren: l'energia primaria globale non rinnovabile che l'edificio consuma in un anno per metro quadro di superficie utile, espressa in kWh/m² anno, per riscaldamento, raffrescamento, acqua calda sanitaria, ventilazione e, negli edifici non residenziali, anche illuminazione e trasporto di persone. «Primaria» significa che l'energia viene contata alla fonte, non al contatore: un kWh elettrico prelevato dalla rete ha un fattore convenzionale di energia primaria non rinnovabile maggiore di un kWh di gas naturale.
Il punto che sorprende quasi tutti i non addetti è che l'indice non viene confrontato con una soglia fissa uguale per tutti. Viene confrontato con l'edificio di riferimento: un edificio virtuale con la stessa geometria, lo stesso orientamento, la stessa località e la stessa destinazione d'uso di quello reale, ma con pareti, serramenti e impianti dotati dei parametri standard fissati dalla norma. La classe esprime quanto l'edificio reale fa meglio, o peggio, del suo gemello di riferimento.
Per chi progetta la conseguenza è precisa: un volume articolato avrà un riferimento altrettanto articolato, quindi la classe premia la qualità delle scelte a parità di forma, non la forma compatta in sé. Ridurre il consumo assoluto è un obiettivo che va oltre la lettera.
Classe energetica e consumo reale: perché non coincidonoClasse energetica e consumo reale: perché non coincidono
La classe descrive l'edificio, non chi ci abita: l'indice è calcolato in condizioni standard, con temperature interne fisse, orari di funzionamento convenzionali e un clima medio della località. Il consumo reale dipende invece da quante ore si tiene acceso l'impianto, a quanti gradi, con quante persone in casa e con quali abitudini di apertura delle finestre. Fra i due valori può esserci una differenza e ha un nome, il gap prestazionale.
La direzione del gap è nota: nelle classi basse il consumo reale tende a essere inferiore al calcolato, perché in una casa fredda si scaldano meno stanze e si accettano temperature più basse; nelle classi alte spesso il contrario, perché il comfort costa poco. La differenza di bolletta fra una G e una A dipende dai consumi effettivi e dalle tariffe e non si ricava direttamente dalla differenza fra gli indici.
Per uno sviluppatore il peso commerciale è preciso: «bollette a zero» è una promessa che l'acquirente contesterà al primo inverno; una casa senza spifferi, con un impianto piccolo e aria che si rinnova senza aprire le finestre è una promessa che l'edificio mantiene da solo. La classe documenta la prestazione energetica in condizioni standard, senza garantire da sola assenza di spifferi, dimensioni dell’impianto o ventilazione meccanica.
Cosa non entra nella classe energeticaCosa non entra nella classe energetica
La classe energetica misura l'energia di esercizio dell'edificio e nulla di ciò che sta prima o intorno. Non entra il carbonio incorporato, cioè le emissioni di gas serra associate, tra l’altro, alla produzione di cemento, acciaio, laterizio, isolante e vetro e al loro trasporto in cantiere. Due edifici con la stessa lettera possono avere un'impronta di costruzione molto diversa: è materia del ciclo di vita e di protocolli volontari come la certificazione LEED, non dell'APE.
Non entra nemmeno il comfort estivo nella sua interezza. L'APE riporta un indicatore qualitativo sulla prestazione estiva dell'involucro, ma il calcolo della classe pesa il raffrescamento come fabbisogno energetico, non come temperatura percepita. Un appartamento con grandi vetrate a sud-ovest senza schermature può essere in classe A grazie a un impianto efficiente e restare invivibile alle sei di sera d'agosto a condizionatore spento.

Dalla G alla A: cosa cambia fisicamente nel progetto
Salire di classe significa ridurre il fabbisogno e coprirlo con energia che pesa meno alla fonte, e ognuna delle due mosse lascia una traccia nel disegno. Un edificio degli anni Settanta in classe G ha pareti in laterizio non isolate, vetri singoli o doppi di prima generazione, una caldaia a gas per appartamento e nessun controllo sull'aria. Un edificio nuovo in classe A ha un involucro continuo e spesso, serramenti a triplo vetro, una pompa di calore centralizzata o per unità, ventilazione meccanica con recupero di calore e fotovoltaico in copertura.
La tabella mette in fila gli interventi nell'ordine in cui si ragiona in studio: prima ridurre la dispersione, poi cambiare l'impianto, infine produrre energia. L'effetto sulla classe è qualitativo, perché il salto esatto dipende dall'edificio di partenza e dal clima.
| Intervento | Effetto sulla classe | Cosa cambia nel disegno | Visibile in facciata? |
| Isolamento a cappotto o facciata ventilata | Alto: il peso delle dispersioni attraverso le pareti opache dipende dalla geometria e dalla stratigrafia dell’edificio | Spessore di parete che cresce di 15–20 cm circa; imbotti più profonde; soglie, davanzali e pluviali riposizionati; attacco a terra e cornicioni ridisegnati | Sì: profondità dei vani finestra, ombra portata, eventuale nuova stratigrafia visibile ai bordi |
| Isolamento della copertura | Medio-alto, altissimo negli edifici bassi con molto tetto rispetto alle pareti | Pacchetto di copertura più alto; gronda e linea di colmo possono alzarsi se l’isolamento viene aggiunto sopra la struttura; abbaini e lucernari da riallineare | Poco: si nota nella gronda più spessa e nel filo del tetto |
| Sostituzione dei serramenti con triplo vetro | Medio: incide sia sulla dispersione sia sull'apporto solare | Telai più profondi, 80–90 mm circa contro 50–60; vetro più scuro e più riflettente; sezioni dei montanti da verificare sul sistema scelto; posizione del serramento nel pacchetto murario da decidere | Sì, se si sa guardare: il montante, il colore del vetro, la posizione nel vano |
| Schermature solari fisse o mobili | Dipende da geometria, orientamento e gestione: in inverno può ridurre gli apporti solari utili; migliora l'indicatore estivo | Aggetti, brise-soleil, frangisole scorrevoli, logge profonde: elementi che aggiungono un piano alla facciata | Sì, sempre: sono l'intervento più visibile di tutti |
| Pompa di calore al posto della caldaia | Alto: cambia il vettore energetico e il fattore di conversione a energia primaria | Si possono dismettere le canne fumarie dell’impianto sostituito; restano gli sfiati e gli altri condotti ancora necessari; compaiono unità esterne da collocare e schermare; locale tecnico o vano in copertura; terminali radianti a bassa temperatura | Sì in negativo: possono essere eliminate le canne fumarie dell’impianto dismesso. Le unità esterne si vedono se il progetto non le ha nascoste |
| Ventilazione meccanica con recupero di calore | Medio: riduce le perdite per ricambio d'aria e rende possibile un involucro molto ermetico | Controsoffitti o cavedi per i canali; griglie di presa ed espulsione in facciata o in copertura; altezze interne da verificare | Poco: griglie in facciata, spesso confuse con quelle degli impianti tradizionali |
| Fotovoltaico in copertura | Medio-alto: l'energia prodotta e autoconsumata riduce l'indice non rinnovabile | Falde o coperture piane orientate e libere da ostacoli; parapetti e volumi tecnici che non facciano ombra; percorsi cavi e locale inverter | Dipende: su tetto piano quasi invisibile dalla strada, su falda inclinata sempre |
| Tetto verde | Basso sulla classe, alto sul comfort estivo e sulla gestione dell'acqua | Carichi maggiori sulla struttura, stratigrafia di spessore variabile secondo il sistema estensivo o intensivo, parapetti più alti | Solo dall'alto o dai piani vicini |
La colonna che gli sviluppatori guardano per ultima e noi per prima è l'ultima. Una classe A non ha un aspetto obbligatorio, ma ha conseguenze fisiche che la facciata porta addosso; se i render le ignorano, mostrano un altro edificio.
Involucro e serramenti: gli spessori che si vedonoInvolucro e serramenti: gli spessori che si vedono
L'intervento sull'involucro può migliorare la classe e modificare il disegno. Portare una parete di laterizio non isolata al livello richiesto oggi per una nuova costruzione richiede di dimensionare l’isolante in base alla stratigrafia, alla conducibilità del materiale e ai requisiti della zona climatica. Su una facciata esistente quel volume finisce all'esterno, e ogni finestra si ritrova in fondo a un vano più profondo di quanto fosse.
La profondità dell'imbotte è il dettaglio che distingue una riqualificazione disegnata da una riqualificazione subita. Serramento al filo interno: la finestra diventa un foro in un muro spesso, scelta legittima se davanzali, soglie e risvolti la rendono intenzionale. Serramento verso l'esterno: il vano si appiattisce e la facciata torna «sottile», con un nodo termico da verificare in relazione alla posizione dell’isolante. Sulle scelte di materiale e sulla differenza fra cappotto e facciata ventilata rimandiamo all'articolo sull'isolamento termico, che tratta proprio le decisioni che si leggono in facciata.
I serramenti seguono la stessa logica. Un triplo vetro pesa di più e chiede telai più profondi: le dimensioni del montante vanno verificate sull’abaco del sistema scelto, senza una larghezza universale di otto o nove centimetri, e su una vetrata continua la differenza si moltiplica per ogni giunto. L’aspetto del vetro dipende dal prodotto: i rivestimenti basso-emissivi possono modificare trasmissione, riflessione e tonalità, ma esistono soluzioni neutre da rappresentare secondo le specifiche scelte.

Impianti: dove finiscono pompa di calore, VMC e fotovoltaico
La sostituzione della caldaia con una pompa di calore può migliorare la classe, in misura dipendente dal rendimento stagionale, dal fabbisogno e dal bilancio di energia primaria. Nel disegno si traduce in una sottrazione e in un'aggiunta: possono essere dismesse le canne fumarie e i comignoli dell’impianto sostituito, conservando gli sfiati ancora necessari; compaiono le unità esterne, che hanno bisogno di aria, di distanza dai vicini per il rumore e di un posto che non sia il balcone del piano terra.
Quel posto va deciso in fase di progetto, non dall'installatore: un volume tecnico in copertura dietro il parapetto, una nicchia in facciata con griglia disegnata, un locale a terra con presa d'aria. Nei render che riceviamo da rifare verifichiamo la presenza delle unità esterne previste dal progetto; in cantiere la sua presenza dipende dalla tipologia di pompa di calore scelta.
La ventilazione meccanica con recupero di calore è l'impianto meno visibile e più decisivo per la qualità dell'abitare: rende possibile un involucro ermetico senza condensa né aria viziata. Nel disegno chiede spazio: canali nei controsoffitti, un cavedio verticale, una macchina per unità o centralizzata, griglie di presa ed espulsione. Nei corridoi e nei bagni l'altezza interna scende di dieci o quindici centimetri, meglio saperlo prima delle sezioni di vendita.
Il fotovoltaico chiude il conto: l'energia prodotta e autoconsumata riduce direttamente l'indice non rinnovabile, e la copertura di un edificio nuovo smette di essere una superficie residua: falde e tetti piani vanno orientati e liberati da volumi tecnici, parapetti e lucernari che facciano ombra ai moduli. Da quando ogni nuovo edificio in Italia deve essere a energia quasi zero, questa somma di involucro, impianti e produzione è il punto di partenza, non l'eccellenza: ne abbiamo scritto nell'articolo su cosa significa progettare un edificio NZEB.

Classe energetica e valore dell'immobile
La classe energetica incide sul prezzo di vendita e sui tempi di assorbimento, e questo è il motivo per cui interessa a chi sviluppa anche prima di interessare a chi abiterà. Le analisi di mercato pubblicate in Italia negli ultimi anni indicano in modo coerente un premio di prezzo per gli immobili nelle classi alte rispetto a immobili equivalenti nelle classi basse, e una penalizzazione per le classi F e G che varia con il mercato. L'entità varia molto per città, segmento e anno, e per questo non riportiamo una percentuale: quella che vale a Milano nel nuovo non vale a Palermo nell'usato.
Ciò che invece non varia è la direzione. Il compratore ha imparato a leggere la lettera nell'annuncio, le banche la usano nelle valutazioni e in alcuni prodotti di mutuo, e la normativa europea spinge nella stessa direzione: la direttiva sulla prestazione energetica degli edifici, quella che la stampa italiana chiama «direttiva case green», fissa una traiettoria di riduzione progressiva dei consumi del patrimonio esistente e chiede che i nuovi edifici rispettino lo standard a emissioni zero, con emissioni operative nulle o molto basse e senza emissioni in sito da combustibili fossili. Date e modalità passano dal recepimento nazionale, ma la direzione per chi progetta oggi un edificio che venderà fra tre anni è chiara.
Come mostrare una classe A nei render senza barareCome mostrare una classe A nei render senza barare
Una classe A onesta in un render si riconosce dai segni fisici che il progetto ha effettivamente prodotto: la profondità dei vani finestra, le sezioni dei serramenti, le schermature, il fotovoltaico integrato nella copertura, l'assenza di canne fumarie e la presenza, da qualche parte, delle unità esterne. Tutto ciò che è invisibile, cioè lo spessore dell'isolante, la ventilazione, il recupero di calore, si racconta con una legenda, con una sezione o con un dettaglio, non con una luce più calda o un cielo più azzurro.
Il nostro lavoro per gli sviluppatori immobiliari parte da qui: da un elenco di che cosa la classe ha cambiato nel progetto e da una scelta di inquadrature che lo rendano visibile. Un dettaglio di facciata ad altezza occhio, dove si leggono imbotte e frangisole; una vista della copertura con moduli e volumi tecnici disegnati; una sezione illustrata con le misure vere; un interno in cui il serramento ha il montante che avrà.
La tentazione, che conosciamo bene perché ce la portano, è opposta: rendere una classe C con l'estetica della classe A. Facciate sottili con vetrate a tutta altezza e telai da quattro centimetri, nessuna schermatura, copertura pulita senza un pannello, e una luce di prima mattina che fa sembrare tutto leggero. Vende, fino a quando il cantiere consegna montanti da nove centimetri, un parapetto pieno di moduli e una griglia sotto ogni finestra. Il render onesto costa la stessa cifra e non produce quella conversazione.
Nel nostro studio la regola per le vetrate è semplice: il serramento nel modello ha la sezione del prodotto scelto o di uno della categoria giusta, e il vetro ha il colore di un vetro selettivo, non di una lastra ideale. Quando lo sviluppatore dice che i telai sembrano spessi, la risposta è che sono spessi, ed è meglio scoprirlo adesso.

Prima e dopo: il render di una riqualificazione energetica
In una riqualificazione il render deve mostrare che l'edificio è lo stesso e insieme che è cambiato: lo stesso, perché condòmini e acquirenti devono riconoscere la loro casa e la loro strada; cambiato, perché il salto di classe è l'oggetto dell'operazione e deve leggersi al primo sguardo.
La coppia di immagini che funziona è quella scattata e renderizzata dallo stesso punto, con la stessa luce, alla stessa ora. Nel «dopo» cambiano i vani finestra, più profondi; i serramenti, con montanti e colore del vetro nuovi; le schermature, se il progetto le ha aggiunte; la copertura, con i moduli; e possono essere rimosse le canne fumarie e le unità split dismesse, conservando gli sfiati e gli impianti ancora necessari che può caratterizzare condomini italiani costruiti fra gli anni Sessanta e gli Ottanta. Se il progetto ha centralizzato la climatizzazione, questa sottrazione è l'argomento visivo più forte che esista, e quasi nessuno lo usa.
Quello che non va fatto è cambiare inquadratura, ora o cielo fra le due immagini, o ripulire il contesto: auto, cavi, insegne e alberi restano dove sono, perché ogni miglioramento che non dipende dall'intervento diluisce quelli che ne dipendono. La legenda conta quasi più dell'immagine: che cosa è stato fatto, classe di partenza e di arrivo prese dai due APE.

Cosa ci serve per rappresentare correttamente la classe
Per rappresentare un edificio in classe A come sarà costruito ci servono documenti tecnici del progetto, da condividere con lo studio di visualizzazione. Con questi il modello smette di essere un'interpretazione e diventa una rappresentazione.
- APE o relazione tecnica. Ci dice quali impianti ci sono, dove si trovano, se c'è fotovoltaico e quanto, se c'è ventilazione meccanica.
- Abaco dei serramenti. Sezioni dei telai, tipo di vetro, colore, apertura, posizione nel vano. Decide l'aspetto delle facciate più di qualunque materiale.
- Dettagli costruttivi dell'involucro. Spessori dei pacchetti, attacco a terra, nodo finestra, gronda. Servono per la profondità delle imbotti, per le ombre e per la sezione illustrata che racconta ciò che non si vede.
- Schema delle schermature e degli aggetti. Fissi o mobili, con la posizione tipo per l'ora e la stagione che vogliamo rappresentare: un frangisole mostrato sempre aperto è un frangisole che non serve a niente.
- Posizione delle unità esterne e dei volumi tecnici. Se non è ancora decisa, chiediamo che venga decisa prima del render, per evitare che le immagini di marketing mostrino una posizione diversa da quella prevista in cantiere.
Con questi materiali produciamo esterni, interni, viste della copertura e, quando serve, un tour virtuale in cui l'acquirente guarda da vicino il serramento e legge la scheda dell'edificio. È il lavoro del nostro rendering immobiliare, con tariffe a partire da 39 €/h per modellazione e rendering e da 45 €/h per animazioni e tour virtuali. Il prezzo non cambia fra un render che mente sulla classe e uno che la racconta; cambia che cosa succede alla consegna.





